Imposta di soggiorno: la Cassazione esclude il danno erariale per gli albergatori
- Michela Macalli

- 2 giorni fa
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Con l'ordinanza 1527/2026, le Sezioni Unite civili della Cassazione hanno confermato che l'albergatore che non versa al Comune l'imposta di soggiorno non è più perseguibile per danno erariale davanti alla Corte dei conti in quanto svolge un ruolo di mero responsabile di imposta.
Si ricorda infatti che l'art. 180, comma 3, del Decreto Legge 19 maggio 2020, n. 34, ha introdotto il comma 1 ter all'art. 4 D.L. 23/2011 secondo il quale il gestore della struttura ricettiva è responsabile del pagamento dell'imposta di soggiorno con diritto di rivalsa sui soggetti passivi (norma applicabile anche agli anni precedenti al 2020 secondo quanto previsto dall'art. 5 quinquies DL 146/2021).
La norma ha quindi qualificato il gestore della struttura ricettiva come responsabile d'imposta e non più come agente contabile con la conseguenza che è da escludere una sua eventuale responsabilità per peculato.
Alla luce di queste considerazioni, eventuali controversie o omissioni nei pagamenti ricadono quindi sotto la giurisdizione della Corte di giustizia tributaria e non di quella contabile.
Non succede… ma se succede: aneddoti e sventure tributarie
Immaginiamo la storia del signor Bepi, titolare dell'Hotel "Pensione Serenità", che per anni ha vissuto con l'incubo di essere un "agente contabile" dello Stato.
Ogni volta che un turista ripartiva senza pagare i 2 euro di tassa di soggiorno, Bepi sudava freddo: si sentiva come un agente segreto che aveva perso la valigetta con i codici nucleari. Una notte sognò addirittura i giudici della Corte dei conti che entravano nella sua cucina, sequestrando non solo i registri, ma anche il suo famoso ragù, accusandolo di "danno erariale gastronomico" per non aver riscosso la tassa da una comitiva di turisti smemorati.
Poi, arriva la svolta del 2026. Bepi legge l'ordinanza n. 1527 della Cassazione e scopre di non essere più un "ausiliario del Comune", ma un semplice "responsabile d'imposta".
Il giorno dopo, un cliente prova a fare il furbo e non vuole pagare la tassa. Bepi, invece di disperarsi, sfodera un sorriso smagliante. "Senta," dice il cliente, "non vorrà mica chiamare la Corte dei conti per due euro?" "Ma no, caro signore!" risponde Bepi, servendogli un caffè. "Grazie all'interpretazione autentica del Decreto 146, ora siamo in famiglia: è solo una questione tra me, lei e il fisco. Lei è un debitore verso il Comeune e io ho il diritto di rivalsa. Niente più manette contabili, solo una bella sanzione del 30% se proprio insiste a non pagare!".
Il cliente, spiazzato dal fatto che Bepi non sembrasse più un funzionario statale in preda al panico ma un imprenditore agguerrito, paga i 2 euro e se ne va. Bepi torna in cucina, butta nel cestino la vecchia etichetta "Agente Contabile" e finalmente cucina il suo ragù in pace: il fantasma del peculato è ufficialmente andato in pensione.



