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Esenzione IMU sull'abitazione principale: il "raddoppio" non è concesso su case contigue

Abitazione principale unitaria

Con l'ordinanza 4498/2026 la Corte di cassazione ha fissato un limite netto per chi possiede due abitazioni vicine e le utilizza come un’unica dimora: il beneficio fiscale per l’abitazione principale non può essere sdoppiato; se le unità immobiliari sono contigue ma restano divise al catasto, l’esenzione spetta solo a una di esse.  


L'art. 1 co. 741 L. 160/2019 definisce l'abitazione principale come l'immobile iscritto o iscrivibile in catasto come unica unità immobiliare nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente. È evidente il riferimento ad un singolo fabbricato.


Pertanto, per ottenere l’agevolazione sull'intero spazio abitativo, è indispensabile, secondo la Corte, procedere all'accorpamento catastale unitario, poichè l'uso "di fatto" di più immobili come se fossero uno solo non permette di accedere alla agevolazione tributaria.


Il principio era già stato espresso in precedenza. Con l'ordinanza n. 34813/2022 infatti era stato chiarito che le decisioni della Corte Costituzionale (sent. n. 209/2022) sulla doppia esenzione per i coniugi non cambiano l'obbligo di accatastamento unitario per le unità contigue.


Tuttavia, l'orientamento non è consolidato. In altre occasioni infatti la Cassazione ha adottato una linea più flessibile, basata sull'utilizzo concreto dell'immobile piuttosto che sulla sua iscrizione formale. Si ricorda ad esempio l'ordinanza n. 9078/2019 nella quale i giudici avevano sostenuto che l’esenzione fosse applicabile anche qualora le unità immobiliari sono iscritte autonomamente al catasto. 



Non succede… ma se succede: aneddoti e sventure tributarie

Qualche anno fa, un facoltoso professionista romano decise di acquistare l'appartamento adiacente al proprio per allargare la famiglia. Invece di imbarcarsi nelle lungaggini burocratiche dell'accorpamento catastale (che avrebbe fatto lievitare la rendita e quindi le tasse), scelse la via della "praticità": aprì una porta comunicante nascosta dietro una finta libreria, proprio come nei film di Sherlock Holmes.

Per anni, la sua vita è stata un capolavoro di equilibrismo: in salotto (Subalterno A) si guardava la TV, in cucina (Subalterno B) si cenava mentre il figlio faceva i compiti a cavallo della soglia, letteralmente con una gamba in una "casa" e l'altra nell'altra.

Tutto procedeva a gonfie vele, con doppie esenzioni IMU orgogliosamente rivendicate, finché non arrivò un controllo della Polizia Municipale per un'altra questione. Quando il vigile, sospettoso per un rumore di piatti proveniente da quello che doveva essere un muro portante, spinse accidentalmente un volume dell'Enciclopedia Treccani, la libreria ruotò lentamente, rivelando la moglie del professionista intenta a scolare la pasta dall'altra parte.

Il proprietario provò a difendersi con un guizzo di genio: "Ma agente, non è un'unica casa! È solo che siamo vicini di casa molto affettuosi e amiamo scambiarci il sale senza uscire sul pianerottolo!"

Il giudice, ovviamente, non fu dello stesso avviso: la "finitura estetica" (la libreria) non contava quanto il "varco strutturale". Morale della favola? Se vuoi vivere in un castello con i vantaggi di un monolocale, assicurati che il Catasto sia d'accordo con il tuo architetto, altrimenti la "libreria magica" rischia di costarti più di un'intera collezione di prime edizioni!

 

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