Esenzione IMU: la nuova legge che "salva" il non profit, ma preoccupa i Comuni
- Nicoletta Pelizzoni

- 14 gen
- Tempo di lettura: 2 min

I commi 853 e seguenti della Legge di Bilancio per l'anno 2026 (L. 199/2025) intervengono sui criteri per definire la non commercialità degli Enti del terzo settore, sanitari e didattici, ai fini dell'esenzione IMU.
Per quanto riguarda le attività sanitarie, la legge distingue tra enti accreditati e non. Mentre, per i primi, l'esenzione spetta se l'Ente fornisce prestazioni gratuite o con contribuzione di legge e permane indipendentemente dalle rette versate da utenti o familiari, per gli enti non accreditati è previsto che questi, per non essere considerati commerciali, debbano operare gratuitamente o con corrispettivi simbolici, ovvero non superiori alla metà dei prezzi di mercato della zona, a prescindere dal costo effettivo del servizio.
La nuova legge inoltre prevede infine l'irrilevanza della categoria catastale degli immobili utilizzati per lo svolgimento delle attività assistenziali e sanitarie; pertanto, in presenza dei requisiti sopra descritti, l'ente avrà diritto all'esenzione a prescindere dall'immobile che sta utilizzando.
In merito alle attività didattiche, il carattere non commerciale è garantito se la retta media per studente è inferiore al costo medio per studente (CMS), pubblicato annualmente dal Ministero dell’istruzione e del Merito e dal Ministero dell’Università.
Sebbene la norma sia presentata come "interpretazione autentica", la legge specifica che non ci saranno rimborsi per il passato, confermando nei fatti la natura innovativa (e non retroattiva nel senso classico) della norma.
A commento, si evidenzia una netta inversione di tendenza rispetto alla giurisprudenza degli ultimi anni, sollevando diverse questioni critiche. In primis il legislatore ha scelto di blindare per legge gli orientamenti del MEF, che in passato erano stati spesso smentiti dai giudici, che tendevano ad interpretare in modo più restrittivo il concetto di non commercialità. Inoltre, come segnalato dall'ANCI, l'ampliamento delle maglie dell'esenzione, causerà una contrazione del gettito IMU per i Comuni, che disporranno così di minori risorse per i servizi locali.
Il punto più delicato risulta, tuttavia, la definizione di "non commerciale" per un'attività che percepisce corrispettivi, anche se inferiori ai prezzi di mercato o legati al CMS, in quanto potrebbe entrare in rotta di collisione con il diritto dell'Unione Europea. Se l'UE dovesse ritenere che queste esenzioni favoriscano indebitamente alcuni operatori privati rispetto ad altri, l'Italia potrebbe affrontare nuove procedure di infrazione per violazione delle norme sugli aiuti di Stato, simili a quelle che portarono alla fine della vecchia ICI.
In conclusione, la nuova legge sembra voler tutelare maggiormente le scuole paritarie e le strutture sanitarie convenzionate, ma rischia di innescare un potenziale conflitto sia con la finanza locale, sia con le normative europee sulla concorrenza.


