Stop ai canoni extra-Canone unico patrimoniale per le antenne
- Michela Macalli

- 5 ore fa
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La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 5504/2026 ha segnato un punto di svolta definitivo per quanto riguarda la tassazione degli impianti di telefonia mobile, stabilendo che i Comuni non possono imporre alcun onere economico al di fuori del Canone Unico Patrimoniale (CUP).
Questa decisione giunge al termine di una lunga evoluzione normativa iniziata con il Codice delle comunicazioni elettroniche (Dlgs 259/2003), il cui articolo 93 già vietava alle pubbliche amministrazioni di applicare canoni non previsti espressamente dalla legge per l'esercizio dei servizi di comunicazione. Tale principio è stato successivamente rafforzato dal D.L. 33/2016 e, in modo decisivo, dal D.L. 135/2018, che ha introdotto il divieto di richiedere qualsiasi tipo di contributo finanziario, indipendentemente dalla sua natura o denominazione.
Il passaggio cruciale della sentenza risiede nell'interpretazione dell'articolo 8-bis del D.L. 135/2018, considerato dalla Suprema Corte come la norma spartiacque. Se in precedenza si riteneva che gli enti locali potessero legittimamente stipulare contratti di locazione di diritto privato per impianti situati su beni del patrimonio disponibile — comportandosi quindi come normali soggetti privati — la Cassazione ha ora esteso il divieto anche a questi rapporti privatistici, confermando che l'unica prestazione dovuta dagli operatori è il CUP.
Questa interpretazione, pur mirando a garantire un trattamento uniforme e a promuovere la concorrenza nel settore delle telecomunicazioni, pone i Comuni in una posizione di svantaggio rispetto ai privati, costringendoli a concedere l'uso di beni patrimoniali a titolo essenzialmente gratuito, dato che le tariffe forfettarie previste dalla legge 160/2019 non sono in grado di compensare la mancata entrata.



