Esenzione IMU: l'uso indiretto non esclude il beneficio per gli Enti Pubblici
- Nicoletta Pelizzoni

- 2 giorni fa
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Una recente pronuncia della Cassazione (sentenza n. 4542/2025) ha stabilito un principio fondamentale: gli Enti pubblici hanno diritto all'esenzione IMU anche se non utilizzano direttamente l'immobile, a patto che questo sia concesso a un altro soggetto pubblico funzionalmente collegato.
La vicenda nasce da un accertamento IMU notificato da un Comune alla Provincia, proprietaria di un immobile concesso in comodato gratuito ad una ASL. Per la tesi del Comune l’esenzione spetterebbe solo in caso di utilizzo diretto dell'Ente proprietario per i propri compiti istituzionali. La decisione della Cassazione ha ribaltato questa visione, estendendo agli enti pubblici le tutele previste per la generalità degli enti non commerciali.
Secondo i giudici, quindi, si prospettano due strade per l'esenzione. L’Ente pubblico può difendere il proprio diritto all'esonero fiscale percorrendo due binari normativi (Legge 160/2019): esenzione specifica per Enti pubblici (art. 1, comma 759, lett. a), oppure esenzione per Enti non commerciali (art. 1, comma 759, lett. g).
Se manca l'utilizzo diretto (necessario per la prima ipotesi), l'ente può comunque beneficiare della seconda opzione, sfruttando le recenti norme interpretative.
In ogni caso affinché l'esenzione sia valida anche in caso di comodato, devono sussistere delle condizioni precise:
il comodatario deve essere legato al concedente da un rapporto strutturale o funzionale
l'uso del bene deve rimanere coerente con i compiti istituzionali
è fondamentale verificare che l'attività svolta dal soggetto che utilizza l'immobile non sia di natura commerciale.
In conclusione la Cassazione conferma che ciò che conta non è colui che occupa fisicamente i fabbricati, ma la finalità pubblica e non commerciale del servizio reso all'interno di essi, allineando il settore pubblico alle agevolazioni già previste per il terzo settore.



